Un tempo frequentare la Scuola Elementare di Via Mazzini era anche stabilire un contatto con le Mura, non tanto e non solo perché dalle finestre dell’aula riuscivi a vederle, tanto è così vicino l’edificio ad esse che sembra essere una mano del Monumento, ma anche e soprattutto perché le Mura si trasformavano in “aula”.

Aula di geometria quando si prestavano ad insegnarti la comprensione di costanti matematiche come quella del “Pi greco” ,o il significato di circonferenza di un cerchio piuttosto che dell’area di un cerchio di raggio r, o di un’ellisse .Bastava poco, uno spazio ampio su cui tracciare linee ( piane e curve ) usando come penna un legno appuntito che scriveva sul breccino al tuo comando, seguendo diligentemente le indicazioni del Maestro. La meraviglia sulla capacità che improvvisamente acquisivi nel fare un cerchio perfetto legando ai bordi della corda ( il raggio ) due legni appuntiti, uno dei quali era conficcato nel suolo mentre l’altro libero ed a corda tesa ti faceva sentire Giotto. Soprattutto, alla fine del compito, dover esaudire le raccomandazioni del Maestro di cancellare i solchi prodotti nel suolo…le Mura non dovevamo offenderle, le Mura erano nostre, ci ospitavano e pretendevano rispetto ed attenzione.
Oppure in aula di storia quando, con i monumenti presenti (Mazzini e Garibaldi in particolare) si prestavano ( le Mura ) a trasformarsi in palcoscenico su cui rappresentare pagine epiche, momenti gloriosi. Come facevi a non innamorarti della Storia o delle Scienze ( insetti, lucertole,fiori, foglie e alberi lì pronti a farsi scoprire da occhi avidi di sapere).
Ma soprattutto andare sulle Mura era l’occasione perfetta per conoscere l’origine di quella “madre” di cui andare fieri che si chiama “la tua Città”.
Bastava fare un giro sulle Mura per accorgersi che la tipologia delle panchine non era quella ( vedi riquadro piccolo).